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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
30 novembre 2017
Lezione n. 30

Lezione n. 30

29 novembre

La lezione odierna è stata caratterizzata dall’intervento del prof. Gianluca Passarelli, il quale è stato nominato lo scorso ottobre membro della Commissione Tecnica incaricata del ridisegno dei collegi elettorali. Il gruppo di lavoro è stato formato da 10 esperti, di varia estrazione fra politologi, geografi e statistici, i quali hanno lavorato a titolo gratuito, non avendo diritto a ricevere alcun emolumento, secondo quanto stabilito dallo stesso decreto istitutivo della Commissione stessa.

Il gruppo ha lavorata dal 25 ottobre e ha avuto come deadline la data del 10 novembre: con circa 70 ore di lavoro, i membri dello stesso hanno portato a termine la difficile opera di ricomposizione dei collegi in base ai nuovi criteri individuati dalla legge 165/2017 (cd. Rosatellum).

Il prof. Passarelli ha sollevato una questione dibattuta a livello mediatico: il tentativo di “gerrymandering”; con tale appellativo si fa riferimento al ritaglio ad hoc, sistematicamente effettuato dal Governatore del Massachusetts Elbridge Gerry (1744-1814), che si fa in ambito di collegi uninominali, al fine di diluire il peso delle comunità avverse al decisore politico, in più ampie comunità ad esso favorevoli.

Tale operazione era di fatto impossibile, non solo considerata la natura prettamente tecnica della Commissione, ma altresì in forza degli stringenti criteri che il legislatore ha posto in carico ai commissari. Anzitutto gli esperti avrebbero dovuto far riferimento alla composizione dei collegi disegnati nel 1993 per il Senato della Repubblica, trasferendoli alla Camera dei deputati; in secondo luogo il numero particolarmente esiguo degli stessi collegi impediva margini di cambiamento significativi.

La legge 165/2017 ha infatti esplicitamente fatto riferimento ai collegi individuati nel 1993 del Senato: questi erano infatti pari a 232 porzioni di territorio nazionale, numero identico ai collegi previsti (1/3 del totale) per l’elezione dei deputati alla Camera dalla nuova legge elettorale. In questo modo il legislatore ha vincolato la Commissione e il Governo a rispettare quei confini già tracciati, a meno di significativi mutamenti demografici intercorsi nel frattempo.

Esemplare è il caso del Piemonte: in questa regione i collegi uninominali per l’elezione dei senatori, disegnati nel 1993, sono stati ripresi dalla Commissione e tramutati in identici collegi, utilizzati per l’elezione dei deputati a partire dalla prossima tornata elettorale.

Il professore si è dunque adoperato nell’enumerazione e nella spiegazione dei principi generali che hanno guidato il lavoro di cambiamento operato, laddove necessario, dalla Commissione Tecnica:

· Previsione di 28 circoscrizioni (una in più in Lombardia);

· Previsione di 231 collegi uninominali;

· Previsione di un numero di seggi assegnabili per ciascun collegio plurinominale, compreso tra i 3 e gli 8;

· Previsione di una minimizzazione del discostamento dal valore medio, nei collegi plurinominali (la Commissione doveva tenersi quanto più possibile vicina a 5,5 seggi per collegio);

· Assegnazione d’ufficio al Molise di un solo seggio plurinominale (che dunque funge nella pratica da seggio uninominale a turno unico);

· Coincidenza in Basilicata, Molise, Trentino Alto Adige e Umbria del collegio plurinominale con l’intera regione.

Fatti salvi questi principi generali e le salvaguardie previste dalla Costituzione e dalle leggi, si è dunque proceduto ad assegnare i seggi in base alla popolazione, data dall’ultimo censimento generale del 2011. A causa dell’aumento della popolazione lombarda e delle migrazioni interne, in questo modo la Lombardia ha acquisito un seggio in più rispetto alle precedenti ripartizioni, a discapito del Veneto.

Attribuiti i seggi totali alle circoscrizioni, la Commissione ha dunque provveduto all’assegnazione dei seggi uninominali, nel numero di 1/3 del totale.

Il prof. Passarelli ci ha quindi illustrato degli esempi concreti, anche sulla base delle proposte pervenute dalla classe: in primis è stato analizzato il caso della regione Abruzzo. A questa regione la Commissione ha anzitutto attribuito 14 seggi totali, in base alla sua popolazione. Compiuta tale operazione, i tecnici hanno dovuto elaborare una ripartizione in collegi plurinominali che si distanziasse il meno possibile dai principi generali dettati dalla legge e, anzitutto, dal valor medio di seggi (5,5 seggi per collegio plurinominale). La combinazione che meglio si confaceva a tali criteri è stata quindi la divisione della regione in due collegi plurinominali, l’uno (Pescara-Chieti) da 5 seggi, l’altro (L’Aquila-Teramo) da 4.

Nella suddivisione da effettuare bisognava non solo tener conto della mobilità interna o delle tradizioni culturali comuni, ma era richiesto altresì dal legislatore di mantenere insieme i “sistemi locali del lavoro”, indice di contiguità e prossimità in termini economici dei territori.

Altro esempio è stato quello di Borgo San Pietro, una zona di Roma vicina alla Città del Vaticano che nella ripartizione della legge Mattarella, era posta al di fuori del collegio “Roma centro”. La Commissione, considerata l’esiguità demografica del borgo (con soli 700 abitanti) e la ragionevolezza dell’opzione, ha riportato all’interno del collegio romano centrale, questa porzione di territorio.

Simile operazione è stata compiuta con una parte di un quartiere catanese, che era stato collocato al di fuori dei collegi di Catania: la Commissione ha provveduto a riportare lo stesso all’interno del suo comune d’appartenenza, non incidendo sull’equilibrio generale.

Esempio di grande rilevanza e interesse, riportatoci dal prof. Passarelli, è stato infine quello della provincia di Rimini: in quel caso, infatti, lo spostamento dei 7 comuni dell’Alta Val Marecchia dalla regione Marche alla Regione Emilia-Romagna, ha comportato un notevole mutamento demografico sia fra le due regioni, sia fra le province dell’Emilia-Romagna.

Tale mutamento è stato risolto con un ridisegno complessivo dei collegi della provincia di Rimini, che si sono dunque dovuti necessariamente discostare dal disegno del 1993.




permalink | inviato da stef1 il 30/11/2017 alle 16:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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