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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
5 dicembre 2017
Lezione n. 34

Lezione 34

La lezione odierna si è svolta presso il Quirinale, nella sede dell’archivio storico per ascoltare una spiegazione approfondita sul ruolo del Presidente della Repubblica e sullo scioglimento delle Camere a cura del dott. Montedoro, consigliere giuridico del Presidente, e del dott. Cabras, consigliere del Presidente e funzionario.

Il dettato costituzionale relativo al Presidente della Repubblica è assai sommario e molto tributario sia per quanto riguarda il dato testuale, sia per quanto attiene al dato concettuale : la ragione di questa scelta è ascrivibile alla volontà dei costituenti di non disciplinare in maniera decisamente analitica i rapporti tra i diversi organi costituzionali, ma di garantire una certa elasticità .

La figura del Presidente della Repubblica è disciplinata principalmente dall’ articolo 87 della nostra Costituzione, ma anche dagli articoli 73, 74 e 88.

In Assemblea costituente si decise di utilizzare, a differenza di altri ordinamenti, la dizione di Presidente della Repubblica anziché Capo dello Stato, scelta voluta e verosimilmente fatta sulla base delle teorie di Montesquieu della separazione dei poteri.

Il presidente ha un potere sovraordinato rispetto alle altre cariche istituzionali.

In particolar modo ci si è soffermati su quanto disciplinato dall’art. 87 Cost. e dunque sulle funzioni principali spettanti in capo al Presidente, di cui molte sono prerogative di epoca liberale.

È necessario comunque ricordare che il Presidente è l’organo che rappresenta lo Stato a livello interno e a livello internazionale

Difatti, in ragione del sopracitato articolo, il Presidente è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

- Può inviare messaggi alle Camere.

- Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

- Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

- Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

- Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato (ad es. la nomina del Governatore della Banca d’Italia)

- Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.

- Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

- Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

- Può concedere grazia e commutare le pene.

- Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica deve avere un potere moderatore ed intermediario, visione ripresa da quella di Benjamin Costant. I suoi principali poteri sono: autorizzazione dell’iniziativa legislativa, promulgazione delle leggi, nomina dei funzionari dello Stato e ratifica dei trattati internazionali.

Lo scioglimento delle Camere è disciplinato dall’articolo 88 della Costituzione e, secondo il nostro ordinamento, deve essere un potere esclusivo del Presidente della Repubblica, il quale deve trarre una valutazione dall’acquisizione degli orientamenti di tutte le forze politiche per assicurare il miglior funzionamento dei meccanismi della democrazia rappresentativa.

Il presidente non è responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle su funzioni, tranne in due casi: altro tradimento e attentato alla Costituzione e ciò in ragione di quanto sancito dall’art. 90 Cost. Questo articolo è mutuato dall’esperienza statutaria (art. 4 statuto, per cui la persona del Re era sacra e inviolabile). Quindi il sovrano godeva dell’inviolabilità, dell’irresponsabilità e dell’insindacabilità.

Nell’ordinamento repubblicano il Presidente della Repubblica gode di una immunità che però presenta delle differenze (sostanziale, perché la sua figura è sottratta a ogni forma di giudizio che abbia ad oggetto una sua condotta; assoluta perché riguarda sia le responsabilità civili, sia quelle penali; funzionali, perché la irresponsabilità riguarda solo gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni; derogabile perché può venir meno se il Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei componenti, formula l’accusa di alto tradimento e attentato alla Costituzione).

La dottrina non è univoca circa il ruolo del Presidente: organo governante vs potere neutro vs espressione di indirizzo politico-costituzionale vs organo di garanzia. Ma la volontà dei costituenti fu principalmente quella di rompere con la tradizione di epoca liberale della monarchia costituzionale (ove il sistema dualista era incentrato sui rapporti tra Parlamento e Sovrano)

Nell’arco di storia repubblicana, molto hanno influito le personalità che si sono avvicendate, perciò si distingue tra presidenze meramente notarli, presidenze attive sul piano della formulazione degli indirizzi finalizzati a favorire l’attuazione della costituzione e presidenze invece con un ruolo attivo ed autonomo rispetto al governo.

Gli atti presidenziali: secondo dottrina e giurisprudenza costituzionale consolidata, l’art. 89 individua tre tipologie di atti presidenziali.

1) Atti governativi: formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi/ministeriali che rappresentano la maggior parte degli atti. In questa tipologia, la responsabilità presidenziale è relativa alla funzione di controllo esterno sulla regolare formazione del provvedimento normativo ovvero amministrativo

2) Atti complessi o duali: per cui la firma del presidente e la controfirma ministeriale testimoniano la partecipazione di entrambi gli organi alla determinazione dell’atto (es. scioglimento camere e incarico presidente).

3) Atti propriamente presidenziali: sia a livello formale, sia a livello sostanziale. Riguardano un determinato numero di atti perché sono delle vere e proprie eccezioni. In questa categoria vi rientrano a) nomina giudici costituzionali e senatori a vita, b) rinvio delle leggi c) invio dei messaggi alle Camere, d) potere di grazia

Dagli atti propri bisogna distinguere gli atti personali, che sono una sorta di subcategoria, perché a questi non si applica la controfirma (es. dimissioni non controfirmate oppure atti di organizzazione degli apparati serventi della Presidenza)

4) Atti informali, cd. “moral suasion”. Nella sent. 1/2013 la Corte costituzionale ha riconosciuto questa tipologia di atti dal momento che ha definito espressamente il Presidente come organo di moderazione e stimolo nei riguardi degli altri poteri (nonché la responsabilità riguarda solo le ipotesi disciplinate nell’art. 90 cost e dunque negli altri casi il Presidente risponde come un comune cittadino. Proprio la sent. 1/2013 rappresenta un momento importante, giacché relativa all’impossibilità di intercettare le conversazioni del Capo dello Stato, in quanto “supremo garante dell’equilibrio dei poteri dello Stato”. In quel caso la Corte costituzionale ha accolto il ricorso del presidente della Repubblica che aveva sollevato il conflitto di poteri contro la procura di Palermo sulle sue conversazioni telefoniche avute con l'ex ministro Mancino, intercettate nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. Qui il testo della sentenza)




permalink | inviato da stef1 il 5/12/2017 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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