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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
7 dicembre 2017
Lezione n. 35

Lezione n. 35

La lezione odierna ha visto la partecipazione del Vice Ministro dell’Economia Enrico Morando. Il nostro ospite ci ha spiegato il funzionamento del processo di decisione del bilancio.

Introducendo il tema, l’on. Morando ha sottolineato la centralità del Parlamento nel processo di approvazione dei bilanci: in ogni paese democratico, la prerogativa di controllo del bilancio dello Stato è affidata specificamente ai Parlamenti.

In Italia, tale processo prendo avvio, nell’arco dell’anno finanziario, dalla primavera: è infatti in questo periodo che il Governo è tenuto a presentare il DEF (Documento di Economia e Finanza), il quale contiene la previsione degli indicatori economici dell’anno in corso e degli anni a venire.

Le previsioni contenute nel documento devono rispettare alcuni precisi criteri. Il Governo deve basare le proprie analisi su previsioni compiute da organi internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale, L’OCSE, la Banca Mondiale e la Commissione europea.

L’esecutivo è inoltre tenuto a confrontare le previsioni e a rafforzarle con i dati forniti da alcuni fra i più importanti istituti nazionali: l’ISTAT, la Banca d’Italia e l’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Nello stilare le tabelle del DEF, il Governo deve necessariamente tener conto di alcune regole di spesa e di entrata: le sue previsioni sono fatte anzitutto combaciare con la legislazione vigente all’atto di drafting del DEF. Questa operazione è verificata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ufficio che gode di una propria indipendenza e che è stato creato sul modello di alcune vincenti esperienze estere (si pensi al Congressional Budget Office degli Stati Uniti).

Il documento è costituito da numerose relazioni, tuttavia la parte saliente ai fini del processo di decisione del bilancio, è la prima, che consta di due tabelle: il quadro programmatico di finanza pubblica a legislazione vigente e il quadro previsionale programmatico.

Se il primo misura gli indicatori economici a legislazione invariata, il secondo strumento è essenziale al fine di comprendere il programma del Governo e il bilancio che sarà scritto nell’autunno.

Il DEF deve poi dunque essere presentato alla Camere, che lo discutono e votano una risoluzione in aula, nella quale il Parlamento si impegna di fatto a recepire la legislazione programmata dall’esecutivo. Sino ad alcuni anni fa, il complesso delle norme da mutare rispetto alla legislazione in vigore, confluiva nella legge finanziaria, poi denominata legge di stabilità.

Il processo di decisione budgetaria si articolava così: a settembre il Governo presentava il bilancio, contenente voce per voce i capitoli di spesa e di entrata per l’anno successivo a legislazione invariata; traduceva altresì il quadro programmatico in un disegno di legge, quello che poi prende il nome prima di legge finanziaria e poi di legge di stabilità.

Il Parlamento analizzava dunque anzitutto la legge finanziaria che, una volta approvata, mutava la legislazione. Il Governo a quel punto, preso atto del cambiamento, si riuniva e trasponeva nel bilancio già presentato, i nuovi dati in base alla variazione operata dal Parlamento. Quest’ultima legge veniva dunque approvata senza modifiche.

Tale procedimento è stato unificato: attualmente il Governo presenta alle Camere un’unica legge, definita legge di bilancio, che si compone di due parti, la prima corrispondente alla ex finanziaria, la seconda alle tabelle del bilancio vero e proprio.

Con la riforma dell’art. 81 della Costituzione è stata posta fine ad una cattiva pratica tipica della Prima Repubblica e parzialmente anche della Seconda: il precedente dettato costituzionale disponeva infatti che le leggi che comportassero nuovi oneri per lo Stato, dovessero prevedere i mezzi per farvi fronte. Dopo i primi anni di vita repubblicana, tale disposizione fu interpretata in senso estensivo, comprendendo all’interno dei mezzi richiesti, l’indebitamento pubblico. A causa di tale chiave di lettura del dettato costituzionale, la sessione di bilancio durava nei fatti tutto l’anno, non potendo limitare la capacità di spesa complessiva alla sola legge finanziaria.

Il nuovo art. 81 ha introdotto la necessità di mantenere un pareggio strutturale (non nominale) del bilancio, ossia un equilibrio di bilancio: ciò vuol dire che la Costituzione non richiede che di anno in anno le entrate siano corrispondenti alle uscite e viceversa, ma presume piuttosto che nell’ambito di un ciclo economico si consenta un disavanzo nei periodi di crisi accompagnato da un avanzo nei momenti di forte crescita.




permalink | inviato da stef1 il 7/12/2017 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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