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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
16 ottobre 2017
Esercitazione su seduta Senato- 8. Gruppo studenti Lega Nord

Gruppo parlamentare Lega Nord

Membri: Antonella Di Rocco; Bruno Giambrone; Gabriele Codelupi; Gabriele Mauro; Giorgia De Prosperis; Sentiljano Selvja; Silvia D’Agostino; Simone Rosati; Adolfo Russo.

Comaroli (Lega Nord): Poco efficace, Voto 4. Generica critica all’azione governativa (continui riferimenti a Renzi), ma tutto sommato l’intervento appare non preciso e poco pertinente all’oggetto in questione (riferimenti alla “giustizia”, alle province ecc.). Attenzione al lavoro e richiesta di non meglio specificate “riforme strutturali”.

Quagliariello (Federazione della libertà): Abbastanza efficace, voto 6. Probabilmente tra i relatori di opposizione l’unico a chiedere rigore in coerenza al voto negativo sullo scostamento dall’obiettivo di medio termine.

Barani(Ala): Poco efficace, voto 4,5. Annuncia il voto positivo “per non fermare il percorso di riforme” e chiede verifica sull’attuazione del fiscal compact.

Guerra (Mdp) e De Petris(SI): Abbastanza efficace, voto 6+. Il quadro delineato dal governo è ingiustificatamente roseo, la ripresa è dovuta a fattori esogeni. Richiesta di maggiori investimenti pubblici anziché decontribuzioni. Abolizione superticket.

D’ambrosio Lettieri (Gal): Voto 4. Invita il governo al realismo, focus sulla sanità. Oratoria poco efficace.

Fravezzi(Per le autonomie) e Gualdani (Alternativa Popolare): Voto 5. Si limitano ad elencare i dati economici positivi. Condividono la linea tracciata dal governo. Fravezzi fa accenno ad un Mef europeo.

Lezzi (M5S) Abbastanza efficace. Voto 5.5. Le clausole sono state inserite da Padoan stesso. Non si fa vera lotta all’evasione. Il debito pubblico in realtà è aumentato.

Azzolini (Forza italia). Abbastanza efficace. Voto 6+. Riconosce meriti al governo per le politiche dal lato dell’offerta, ma la crescita è tra le più basse in UE. Violato l’elemento anticiclico.

Tonini (PD). Molto efficace. Voto 7.5. Stana gli avversari politici manchevoli di proporre una reale alternativa alla proposta del governo e della maggioranza.




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16 ottobre 2017
Esercitazione su seduta Senato n, 7- Gruppo Studenti Sinistra Italiana

La senatrice De Petris, coerentemente con quanto espresso in conferenza stampa, si pone in contrasto al voto relativo allo scostamento e alla nota di aggiornamento. Critica in primo luogo l'entusiasmo del Governo: quanto esposto dalla maggioranza relativamente alla crescita del PIL è una mera presentazione di dati che nulla ci dice sul reale stato in cui versano paese e famiglie. L'ottimismo del Governo sembra particolarmente esagerato per quei pochi punti percentuali di crescita del PIL. La "ripresina" (così come definita dalla Senatrice) viene presentata come frutto delle riforme strutturali del Governo quando così non è: è determinata, infatti, per lo più da fattori esogeni e non endogeni. La leggera crescita è determinata dal cambio favorevole dell’euro, dal Quantitative Easing e dai bassi tassi di interesse. Se invece si guarda ai numeri con più attenzione si nota che la situazione non è rosea come viene dipinta ma anzi si riscontrano record negativi a livello europeo, il più preoccupante dei quali è il numero di Neet, ossia quei giovani tra i 15 e i 24 anni che non cercano lavoro, che tocca il 19,9 %. Sinistra Italiana ha così votato no, perché nonostante la congiuntura favorevole per la nostra economia, non vi è stata da parte del governo quell'inversione di marcia tanto attesa, non vi sono stati investimenti coraggiosi che avrebbero potuto stabilizzare la ripresa economica.

Per la quinta volta in cinque anni il Governo chiede di derogare ai vincoli dell’art. 81. Per questo l’Onorevole richiama l’attenzione su una domanda: «come sono state utilizzate queste risorse?». A detta della Senatrice, solo per manovre elettorali, bonus e interventi di decontribuzione. Ora di nuovo si chiede lo scostamento e 15,6 miliardi dei 20 complessivi vengono usati per congelare l’aumento dell’IVA. Sinistra Italiana si aspettava un cambio di rotta da parte del Governo, una percentuale più ampia di spesa diretta a piccole e medie opere, alla cura del territorio, alla sicurezza, ai trasporti, alle città e non per ultima alla sanità.

Infine non difetta l’attenzione alle questioni sociali: la senatrice lamenta così che il numero delle persone in condizioni di estrema povertà è in aumento e che il Jobs Act non ha prodotto i risultati occupazionali sperati, rendendo ancor più precario il lavoro e abbassandone la qualità. Sinistra Italiana ha votato no, non tanto perché favorevole al disposto dell’art. 81, ma per come queste risorse sono state e verranno impegnate. Passando ai voti dei restanti oratori:

- Quagliariello, 6: dati alla mano fa un focus sul perché della crescita, analizzando come questa non sia determinata dalle manovre del Governo ma piuttosto dal panorama europeo e internazionale. Tuttavia risulta poco convincente la sua critica relativa all’aumento del deficit dall' 1,2% all’ 1,6% quando sostiene che deficit e debito non siano variabili sconnesse, senza scomodare teorie economiche troppo risalenti questo potrebbe risultare confutabile.

- Barani, 4: cerca un paragone con i risultati (non) raggiunti dagli altri grandi paesi. Poco convincente.

- D'Ambrosio, 6: rilevante l'analisi sugli effetti del DEF sulle politiche sociali. Intervento povero di soluzioni concrete.

-Lettieri, 7: va oltre l'analisi dei semplici numeri e cerca di far comprendere la reale situazione di molti italiani: precariato, sanità insufficiente e diminuzione del welfare state sono le sue principali accuse.

- Fravezzi, 6: cerca oggettività nei dati macroeconomici, generalmente positivi. Poca soggettività ed influenza.

- Comaroli, 6: incisivo è stato il paragone con la Spagna e la media di crescita del PIL europea e la forte critica al jobs act. Non rientrava in questa discussione la riforma della giustizia.

- Guerra, 6: efficace il confronto del numero delle ore lavorative diminuite e l'aumento del part time (già richiamato da altri senatori). Il finanziamento dell'evasione fiscale proposto da MPD è però irrealistico.

-Gualdani, 3: ha mostrato ottimismo per la crescita del PIL, di cui sicuramente c'è da esserne contenti, ma ha esposto il suo discorso senza alcun entusiasmo, come se non ci credesse nemmeno lui.

- De Petris, 7: guarda all'impatto delle riforme recenti in chiave sociale, analizzando come queste abbiamo portato a risultati insoddisfacenti e come quindi il Paese abbia perso la chance di crescita che avrebbe potuto cogliere con un cambio di rotta da parte del governo. Nonostante l’entusiasmo con il quale le manovre sono state presentate, ricorda come la “ripresina”, secondo lei determinata non già da fattori endogeni ma da fattori esogeni, sia meno entusiasmante di come viene presentata e come non siano migliorati alcuni dei record negativi a livello europeo (tra tutti il numero di Neet).

- Lezzi, 7: toni a tratti provocatori nell’affrontare lo split payment. Ha fornito fonti delle sue affermazioni e esplicato i motivi del voto contrario del M5S.

- Azzolini, 7: esposizione chiara ed esaustiva sugli effetti sia positivi che negativi del DEF. Evidenzia la mancanza di una soluzione che riduca il debito pubblico.

- Tonini, 8: evidenzia contraddizioni nei gruppi contrari. Analisi personale, soggettiva ed avvincente.




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16 ottobre 2017
Esercitazione su seduta Senato- 6. Gruppo studenti Partito Democratico

SENATO - Mercoledì 4 ottobre 2017 - 889ª Seduta pubblica

- QUAGLIARIELLO – Federazione Libertà

- COMAROLI – Lega nord

- BARANI – ALA

- GUERRA – ART. 1 - MDP

- D’AMBROSIO LETTIERI – Grandi autonomie e libertà

- FRAVEZZI – Autonomie

- GUALDANI – Alleanza popolare

- DE PETRIS – Sinistra Italiana

- LEZZI – Movimento 5 Stelle

- AZZOLINI – FI - PDL

- TONINI – PD

In riguardo alla seduta del Senato svoltasi in data 4 ottobre 2017, con oggetto lo scostamento dell’obbiettivo di medio termine, ci sembra opportuno esporre in primo luogo la posizione presa dal partito che rappresentiamo.

TONINI (PD)

Il Senatore Tonini, esponente del Partito Democratico, ha evidenziato sia il rilievo costituzionale del tema in oggetto della votazione sia il rilievo rispetto alla collocazione dell’Italia nel contesto internazionale, questo poiché lo scostamento di medio termine interviene sia sull’articolo 81 della Costituzione riguardante il pareggio di bilancio inserito in costituzione e modificato con la legge costituzionale 1/2012 sia sugli impegni internazionali presi dall’Italia per quanto riguarda tale obiettivo.

Riprendendo una parte del testo costituzionale ha evidenziato però che tale vincolo può adattarsi anche ai cicli economici e alla situazione economica della Nazione, sottolineando altresì che la votazione per suddetto tema deve avvenire a maggioranza assoluta denotandone l’importanza.

Le argomentazioni portate dal Senatore Tonini sono state molto puntuali, ha esposto le criticità in cui versa l’economia italiana e collegato a questo tema le difficoltà che si incontrerebbero nel momento in cui si dovrebbe mantenere l’obiettivo dello scostamento di bilancio nel medio termine, per controbattere alcuni interventi ha letto anche uno stralcio del dispositivo uscito dalla commissione dove si evidenziano gli impegni che deve prendere il Governo per apportare miglioramenti all’economia derogando anche alle politiche di austerity derivanti dall’Europa e nel quale viene trattato proprio lo scostamento del medio periodo per il conseguimento del pareggio di bilancio.

L’intervento è stato altresì politicamente molto incisivo e consono al raggiungimento dell’obiettivo della tematica oggetto di votazione controbattendo, documenti alla mano, gli esponenti dei principali gruppi parlamentari.

VOTO SI

VOTO ASSEGNATO 8

Per quanto concerne la valutazione, il metro di giudizio che abbiamo seguito parte dal fatto che nella situazione socio-economica in cui versa l’Italia non ci si può permettere di mantenere l’obiettivo di medio termine poiché si dovrebbe intervenire nuovamente attraverso aggravi fiscali, i quali inciderebbero solo sui cittadini; chiaramente questo creerebbe uno scontento di questi ultimi.

Il primo a prendere la parola dopo l’intervento del Ministro Padoan è il Senatore

QUAGLIARIELLO (Federazione Libertà):

VOTO ASSEGNATO 6

VOTO NO – sullo scostamento di bilancio

Il motivo della votazione negativa è che secondo il senatore e il proprio partito, il governo aumenta il debito solo per spendere di più e non per abbassare le tasse e diminuire il debito

Aumentare il deficit in un periodo di poca crescita non è una cosa giusta, perché deficit e debito devono essere collegati. Quagliariello afferma che per rientrare si intende creare un nuovo deficit e come detto in precedenza non è la scelta migliore. Il taglio delle tasse non rientra in un contesto di revisione del sistema fiscale, propone quindi la FLAT TAX (Aliquota unica).

COMAROLI (Lega Nord):

VOTO ASSEGNATO 3 – niente di concreto, non entra nel vivo del tema.

VOTO NO

Afferma che è vero che l’Italia sta crescendo come paese, ma meno di tutti gli altri nell’ottica europea.

Inoltre afferma che gli 80 di Renzi sono stati solamente frutto di un taglio agli enti pubblici e che hanno quindi portato un aumento delle tasse indirette.

BARANI (ALA):

VOTO SI

secondo il senatore Barani ci sono effetti positivi sulle manovre del governo e con questo giustifica il voto favorevole allo scostamento di bilancio.

VOTO ASSEGNATO 4,5 – voto favorevole ma intervento poco costruttivo, privo di proposte o comunque argomenti concreti – il senatore si è limitato a dare un giudizio positivo sul governo

GUERRA (ART.1 - MDP):

VOTO ASSEGNATO 7

VOTO SI

Le politiche seguite dal governo sono inefficaci, ma comunque voto favorevole. afferma che stiamo assistendo ad una fase che vede effetti positivi del PIL derivanti da fattori esogeni e non endogeni.

la senatrice afferma che se non si cambia rotta, ci ritroveremo ad aumentare nuovamente l’iva o a mettere accise su altri beni.

D’AMBROSIO LETTIERI (Grandi Autonomie e Libertà):

Esposizione inutile e priva di contenuti.

VOTO ASSEGNATO 1 - Intervento Prettamente Politico E Non Tecnico

VOTO NO – Giustifica la votazione sfavorevole allo scostamento di bilancio affermando che il lavoro del governo non è efficace per raggiungere gli obbiettivi prefissati. Non si crea occupazione.

FRAVEZZI (Autonomie):

VOTO ASSEGNATO 7 - condividiamo la sua posizione

VOTO SI - perché il governo sta lavorando nella direzione giusta

il senatore afferma che le politiche messe in atto dal governo stanno andando nella direzione giusta, stanno dando i primi riscontri positivi anche se non bisogna “cantare vittoria” troppo presto. il deficit è un elemento importante.

il dato preoccupante è l’inflazione, che cresce continuamente rispetto ad altri paesi europei; paesi che si trovano in una situazione migliore dell’italia.

Secondo Fravezzi il governo dovrebbe impegnarsi di più, seguendo comunque le politiche che sono già in atto. Qualora si dovessero verificare dei risultati negativi, frutto del lavoro del governo, si potrebbe arrivare ad un aumento dell’IVA e ad un aumento delle accise.

GUALDANI (Alleanza Popolare):

VOTO ASSEGNATO 5

VOTO SI – Il governo sta lavorando nella giusta direzione, mantiene la stessa linea di Fravezzi. Il senatore si complimenta con il governo per il lavoro che sta svolgendo

DE PETRIS (Sinistra Italiana):

VOTO NO

VOTO ASSEGNATO 5

Secondo De Petris ciò che c’è di positivo proviene da fattori esogeni piuttosto che endogeni, quindi i risultati positivi non derivano dalle grandi riforme messe in atto dal governo, come afferma la senatrice Guerra.

LEZZI (Movimento 5 Stelle):

La senatrice afferma che voteranno a sfavore e giustifica il tutto ribadendo le posizioni prese dal partito già da tempo; coerenti con ciò che avevano in precedenza proposto.

VOTO NO

VOTO ASSEGNATO 6 – più teatrale che politica, molto critica. La sufficienza è data dal fatto che comunque nonostante la votazione sfavorevole allo scostamento di bilancio, idea quindi opposta a quella del nostro partito, la senatrice resta coerente con quello che ha sempre affermato il suo partito.

Il voto negativo deriva dalle loro idee riguardo le politiche messe in atto dal governo; ritengono le politiche non all’altezza degli obiettivi prefissati. La linea di lavoro seguita dal governo, ha solamente creato un aumento del debito.

AZZOLINI (FI – PDL):

VOTO NO

VOTO ASSEGNATO 6

Il senatore afferma che i miglioramenti che stiamo vedendo sono dovuti al lavoro del governo e che il PIL è aumentato anche se non solo per questo motivo. inoltre afferma che è vero che l’Italia sta crescendo, ma sempre in maniera minore rispetto agli altri stati europei che comunque lo fanno in maniera più evidente e soprattutto veloce. I miglioramenti di cui parlavamo prima sono frutto sia del lavoro del governo che di fattori che provengono dall’esterno (idea condivisa con altri senatori di cui abbiamo già parlato). Infine però afferma che i presupposti che ci sono, non sono abbastanza incisivi per una crescita strutturale, evidenziando che sono efficaci solo per una crescita temporanea.

PARTITO DEMOCRATICO:

Elena Ameltonis

Valentina Bombardieri

Adelaide Culeddu

Federica Di Stefano

Alessandro Rossi

Melissa Venerelli




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16 ottobre 2017
Esercitazione su seduta Senato- 5. Gruppo studenti Movimento 5 Stelle

Gruppo parlamentare: Movimento 5 Stelle

Analisi delle dichiarazioni di voto della nota di aggiornamento del DEF, riguardante nello specifico lo scostamento del piano di riduzione del deficit programmato:

Come gruppo parlamentare abbiamo analizzato gli interventi e le dichiarazioni di voto sul tema dello scostamento del bilancio dall’obiettivo di medio termine prestabilito, argomento inserito nella Nota di Aggiornamento del DEF.

Prima di entrare nel merito della questione, vorremmo fare una premessa che possa motivare le nostre valutazioni: essendo stato richiesto nello specifico un giudizio sull’efficacia degli interventi, abbiamo dovuto obbligatoriamente tener conto dell’impatto avuto di persona nel momento in cui abbiamo ascoltato le esposizioni dei vari senatori, le cui parole sono giunte in maniera più o meno efficace soprattutto in base all’enfasi del discorso, ai toni usati e al diverso clima che si respirava a seconda del gruppo parlamentare che si esprimeva.
D’altronde, l’efficacia di un discorso politico, che si ascolti dal vivo, in tv o in rete, viene mediamente misurata sull’impatto del momento, raramente poi vengono analizzati i contenuti di ciò che si è ascoltato.
Detto questo, precisiamo che poi più di qualche giudizio è stato rivisto e modificato dopo aver riesaminato nel dettaglio i contributi di ogni senatore.
Nello specifico, all’intervento della senatrice appartenente al nostro gruppo parlamentare, Barbara Lezzi, abbiamo dato un voto di 7 --, in quanto le critiche mosse al ministro Padoan sono, secondo noi, tutte abbastanza condivisibili.
In particolare lo sono le due critiche principali:
- il vantarsi per aver scampato il rischio dell’applicazione delle clausole di salvaguardia, rischio a cui eravamo sottoposti a cause delle scelte del governo precedente, che vedeva in carica come ministro lo stesso Padoan;
- il vantarsi di una ripresa economica che la Banca d’Italia certifica sia dovuta per l’80% a fattori esogeni, come i bassi tassi di interesse, il cambio favorevole della moneta, e il Quantitative Easing voluto da Draghi e dalla BCE; lo scarso impatto degli interventi di politica interna sono evidenziati anche dal fatto che c’è sì una crescita, ma inferiore a quella degli altri paesi europei, con cui aumenta quindi il gap.
Anche il riferimento all’aumento dei posti di lavoro grazie al Jobs Act appare onestamente un po’ fuori luogo, a fronte di una diminuzione certificata del monte ore lavorativo; ciò significa che ci sono sì più lavoratori, ma con contratti ridotti e a termine, quindi è un aumento di precari più che di lavoratori, e questo non fa ben sperare.

Condividendone i contenuti, ciò che ha penalizzato l’intervento della Lezzi nella nostra valutazione è stato l’atteggiamento nell’esposizione, un modo di argomentare spesso canzonatorio che risulta secondo noi controproducente, in quanto fa perdere di forza al discorso.
Ci teniamo però a rispondere a una delle accuse più frequentemente mosse alla Lezzi e, più in generale, agli esponenti di opposizione, di aver solamente criticato nei loro interventi senza però apportare proposte; riteniamo semplicemente che non fosse quello il momento adatto, in quanto in una dichiarazione di voto viene soltanto spiegato il motivo per cui si dà parere positivo o negativo alla questione oggetto del dibattito; nei testi delle proposte alternative di risoluzione invece, presentate da esponenti dell’opposizione tra cui il M5S, si possono trovare spunti, condivisibili o meno, ma comunque propositivi.

Per quanto riguarda gli altri interventi in aula, ci sono apparsi francamente paradossali gli interventi di Barani, Fravezzi e Gualdani, tutti appartenenti a gruppi politici minoritari che in diversi modi appoggiano il governo, e che hanno speso il loro tempo elogiando con toni enfatici una serie di risultati riportati dalla maggioranza, senza una minima autocritica, neanche fossimo diventati una superpotenza mondiale; verrebbe da chiedersi allora come mai si stesse votando uno scostamento dall’obiettivo di medio termine stabilito.
La mancanza di riferimenti ad evidenti criticità nelle scelte di governo peggiora un’autocelebrazione del tutto distaccata dalla realtà, quindi il nostro voto per i tre senatori è sicuramente molto negativo.

Di altro tono l’intervento dell’esponente del PD, Tonini, di cui, pur rappresentando il partito di maggioranza, abbiamo apprezzato proprio l’ammissione di alcune difficoltà nelle scelte e l’apertura a contributi provenienti anche dalle proposte dell’opposizione.
Il suo discorso è apparso semplice ma coerente e di facile comprensione, risultando probabilmente il più efficace alle orecchie di tutti i presenti; per questo gli abbiamo attribuito un voto di 7,5.
Nel merito, condividiamo la sua critica di incoerenza ad Azzolini per una risoluzione alternativa di Forza Italia irreale e propagandistica, in quanto irrealizzabile se non con fondi pressoché illimitati.
Meno condivisibile invece è l’accusa di incoerenza alla Lezzi, per un voto negativo allo scostamento che solo apparentemente entra in contraddizione con la volontà del M5S di derogare alle regole dell’austerity introdotte dal fiscal compact; in realtà, l’abolizione del fiscal compact è uno degli obiettivi del M5S da prima dell’entrata in Parlamento e, insieme alla Lega che votò contro, è l’unica forza politica a non aver avallato l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, quindi riteniamo che ci sia coerenza nel rifiutare aggiustamenti e manovrine su un istituto che si vuole sradicare dalle fondamenta.

Gli altri interventi delle opposizioni hanno tutti rimarcato le stesse critiche al ministro Padoan; spunti interessanti sono giunti da:
- il senatore Azzolini, esponente di Forza Italia, che rimarca l’incongruenza tra una crescita, di cui il governo si attribuisce i meriti, e un obiettivo di medio termine per l’ennesima volta rinviato.
- la senatrice Comaroli, esponente della Lega, ha evidenziato il fatto che le clausole di salvaguardia sono state scongiurate solo per quest’anno, ma che l’anno prossimo si ripresenterà il problema;
- la senatrice Guerra di Art. 1 – MDP, la quale, in riferimento ai successi del jobs act, ha spiegato come ci troviamo ai livelli di occupazione di 10 anni fa, ma con un Pil minore del 6/7%, segno che la qualità del lavoro nel tempo è peggiorata drasticamente;
- la senatrice De Petris di SI-Sel, apprezzata per un’enfasi che ha catturato l’attenzione degli ascoltatori, ha evidenziato che è il quinto anno su cinque che si vota una deroga al pareggio di bilancio, inserito in Costituzione tramite votazione che ha visto d’accordo quasi tutte le forza politiche, ma poi effettivamente mai rispettato.
Precisiamo che questo tema del fiscal compact, che sembra dato per scontato dall’opinione pubblica, in realtà non lo è perché a breve scadranno i cinque anni dalla sua introduzione, tempo che l’U.E. si era data per verificarne gli effetti e decidere se inserirlo in modo strutturale nell’ordinamento giuridico europeo*; qualcuno ritiene sia l’occasione per rivederne i contenuti, anche se in realtà, in sede europea, al momento l’inserimento ufficiale nei trattati non sembra in discussione.
Ai voti, abbiamo dato la sufficienza ad Azzolini, Comaroli e Guerra, un 6.5 alla De Pretis.

* art. 16 del trattato noto come Fiscal Compact:
“Al più tardi entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente trattato, sulla base di una valutazione dell’esperienza maturata in sede di attuazione, sono adottate in conformità del TUE e del TFUE le misure necessarie per incorporare il contenuto del presente trattato nell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea.”

Componenti gruppo parlamentare M5S:
Sara Anzuino, Ylenia Iacovino, Giulia Persi, Jodi Micheli

Relatore: Jodi Micheli




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16 ottobre 2017
Lezione n. 10

Lezione. 10

16 ottobre

Durante la lezione di oggi abbiamo anzitutto ascoltato le relazioni dei gruppi maggiori sulla seduta Senato: rappresentati da un “capogruppo” ciascuno, hanno riferito alla classe il Partito Democratico, la Lega Nord, Forza Italia e il Movimento 5 Stelle.

Subito dopo tali interventi, abbiamo preso in esame l’attività delle Camere, soffermandoci sui provvedimenti chiave della fine legislatura. La riforma della legge elettorale, approvata giovedì scorso a Palazzo Montecitorio, è arrivata in Commissione Affari Costituzionali in Senato. Prima di inviare il testo all’altro ramo del Parlamento, gli uffici della Camera hanno effettuato il coordinamento formale necessario a correggere le incongruenze presenti nell’articolato, dovute agli emendamenti approvati.

La riforma Rosato, al suo art. 3, delega il Governo a disegnare i nuovi collegi uninominali e quelli plurinominali. Questi dovrebbero essere individuati dal Ministero dell’Interno e inseriti nella bozza del decreto delegato, che, una volta vagliata dalle Commissioni, entrerebbe definitivamente in vigore andando a concludere il processo di riforma del sistema elettorale italiano.

Il secondo provvedimento all’esame delle aule sarà la legge di bilancio, varata oggi stesso dal Consiglio dei Ministri, legge che sarà successivamente presentata in Commissione bilancio in Senato e poi esaminata dall’aula di Palazzo Madama. Intorno al 20 novembre il testo uscito dal Senato dovrebbe quindi passare alla Camera che, stando ai precedenti, effettuerà in seconda lettura la definitiva opera di emendamento al testo per poi tornare in Senato per il voto finale conforme.

La lezione è poi proseguita nella spiegazione del funzionamento dei Parlamenti (manuale Barbera). La prima tematica toccata è stata quella dei “gruppi parlamentari”, che in Italia seguono una mera regola numerica, relativamente alla loro composizione. Onde ottenere una rappresentanza di gruppo, infatti, si devono costituire semplicemente 20 deputati alla Camera e 10 senatori a Palazzo Madama, acquisendo dunque il proprio gruppo. L’organizzazione del gruppo misto varia tra i due rami del Parlamento: mentre a Montecitorio i deputati rimanenti sono iscritti nel Gruppo Misto, così come accade per altro anche in Senato, alla Camera tale gruppo è a sua volta suddiviso in componenti organizzate formalmente riconosciute, di composizione varia. A seconda del grado di importanza, il Regolamento della Camera riconosce componenti con almeno 10 deputati o anche componenti con almeno 3 deputati, queste ultime ovviamente fornite di minori risorse. In Senato, nonostante l’autodichiarazione degli appartenenti al Gruppo Misto, tali componenti non hanno riconoscimento formale. La composizione dei gruppi ha natura differente in Spagna: il Regolamento del Congresso dei deputati segue infatti una logica differente, permettendo alle sole liste uscite dalle urne la costituzione di gruppi parlamentari. I deputati che si trovassero in disaccordo con la linea del proprio gruppo d’elezione, si troverebbero dunque automaticamente iscritti al Gruppo Misto, privo di componenti organizzate.

La spiegazione è poi virata sulle “Commissioni parlamentari”. Queste sono tipicamente in sede “referente”, riferiscono, cioè, all’aula sul testo in esame, con la stessa Aula che può dunque approvare emendamenti per suo conto. All’estremo opposto, vi è un’altra tipologia di commissione, detta in sede “deliberante” o legislativa: questa specie di commissione, presente solo in Italia e Spagna, permette di portare avanti i lavori e approvare gli stessi testi direttamente in Commissione, senza dunque passare per l’Aula. Vi è infine una tipologia mediana di commissione parlamentare, definita commissione in sede “redigente”: tale ultima particolare categoria porta avanti il lavoro di modifica e di emendamento delle leggi, lasciando alle aule parlamentari solamente la votazione finale (Senato) o anche il voto sugli articoli ma comunque senza emendamenti (Camera). A questa categorizzazione teorica, si affianca una realtà dei fatti diversa che rende sostanzialmente redigente, la Commissione formalmente referente che approva un testo di legge sul quale poi viene posta la fiducia, in aula, dal Governo. Ciò accade specialmente in ambito di sessione di bilancio. Nell’ambito delle “funzioni” del Parlamento, vi è da premettere che, alla rigida separazione didattica offerta dai manuali, segue sempre una realtà più sfaccettata e complessa perché ogni atto può essere inquadrato in più funzioni. È tuttavia importante rimarcare quanto muti, in un sistema parlamentare, la funzione di controllo in rapporto all’appartenenza dei rappresentanti del popolo alla maggioranza piuttosto che all’opposizione. Se la prima tenderà ad enfatizzare il ruolo positivo svolto dall’esecutivo, alla seconda spetterà la vera e propria funzione di controllo, intesa come pervasiva e minuziosa disamina critica dell’attività dell’organo esecutivo.

La spiegazione si è infine concentrata sul potere di “scioglimento” delle assemblee parlamentari, il quale risulta quasi sempre connesso al rapporto di fiducia esistente tra parlamento e governo. Se infatti tale rapporto non sussiste, come nel caso americano, non vi è bisogno di sciogliere un legislativo incapace di trovare una maggioranza, semplicemente perché questa non è necessaria. Tale potere era affidato tradizionalmente al Monarca , il quale con il passare del tempo e la parlamentarizzazione progressiva dei sistemi di governo, andò privandosi di tale facoltà. Il sovrano inglese, per esempio, esercitò il potere di scioglimento per un’ultima volta nel 1834 quando, onde sostituire un governo a lui ostile, sciolse la House of Commons. L’incapacità, derivata dalla riforma elettorale del 1832, di costituire una maggioranza ad esso gradita, ha portato il monarca a non far più ricorso a tale strumento, lasciandolo sempre più nelle mani del Primo Ministro, almeno sino al Fixed Term Parliament Act del 2011: tale provvedimento ha impedito, almeno a prima vista, al Primo Ministro di sciogliere la Camera bassa e ha imposto in 5 anni la durata della stessa salvo eccezioni. Lo scioglimento anticipato può da quel momento aversi solo se la stessa Camera vota per il suo scioglimento a 2/3 dei suoi componenti (come accaduto in ultimo per iniziativa della premier May) o se, in seguito a sfiducia, nei successivi 14 giorni non si riesce a formare un nuovo Cabinet. La Spagna è l’esempio più lineare del potere di scioglimento nelle democrazie parlamentari: tale istituto è infatti anzitutto normato dall’Art. 99 della Costituzione che prevede alcuni passaggi tipici. Anzitutto, successivamente allo svolgimento delle elezioni, è prevista la formazione dei gruppi parlamentari e l’elezione del Presidente della Camera. In seguito il Re avvia le consultazioni, coadiuvato dal Presidente della Camera, unica autorità derivante dalla sovranità popolare allo stato. I due designano congiuntamente un candidato che si presenta in Parlamento, da solo, per chiedere la fiducia. Il Congresso dei deputati vota e concede, in prima votazione, la fiducia al candidato solo a maggioranza assoluta. Qualora tale soglia non dovesse essere raggiunta si ritiene sufficiente la maggioranza semplice. Qualora anche quest’ultima maggioranza non dovesse essere raggiunta, le massime autorità dello Stato dovranno individuare un altro candidato. Tale processo può proseguire per un massimo di 2 mesi, dopo i quali il Re è costretto a sciogliere le Camere. In stato di normalità, ovvero durante lo svolgimento della legislatura a Governo in carica, il potere di scioglimento spetta al Presidente del Governo che presenta al suo consiglio dei ministri il decreto di scioglimento che, se approvato, deve essere ratificato dal Re (art. 155).




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