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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
12 ottobre 2017
Lezioni del 17 e 18 ottobre
Nell'ambito del corso di diritto parlamentare
Martedì 17 alle ore 12 interverrà il dottor Vincenzo Smaldore, responsabile editoriale di Openpolis sul tema:
"Raccontare il Parlamento. Il lavoro di Openpolis"
Mercoledì 18 alle ore 10 interverrà il dott- Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale sul tema:
"Raccontare il Parlamento. Il lavoro di radio Radicale".



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12 ottobre 2017
Lezione n. 9
La lezione n. 9 dell'11 ottobre si è svolta presso la Corte costituzionale.



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10 ottobre 2017
Lezione n. 8

10 ottobre

La lezione odierna verte su una spiegazione del volume A. Barbera “I Parlamenti” in cui sono stati illustrati alcuni concetti chiave presenti nei capitoli del libro.

Le Camere funzionano diversamente a seconda del sistema partitico presente in uno Stato. Un paese con sistema partitico molto semplice (p.es. bipartitico) avrà un modello di funzionamento del Parlamento altrettanto semplice. Un esempio è il caso britannico, nel quale è presente, in contrapposizione alla maggioranza, necessariamente solo una opposizione ufficiale (il cd. Governo ombra) ben identificabile e differente rispetto a quelle che invece, al plurale, sono appunto minoranze. Tra l’altro, anche guardando alla composizione fisica della Camera dei Comuni (due blocchi contrapposti, a differenza dai semicerchi di molte camere continentali e non solo) riscontriamo queste variazioni concettuali.

Un altro elemento degno di nota è quello della separazione delle istituzioni (o indipendenza) per quanto riguarda il presidenzialismo statunitense, dove, per l’appunto, Congresso, Senato e Presidente devono generalmente “allinearsi”, raggiungendo un compromesso. Questo perché, in pratica, queste tre istituzioni vivono di vita propria. Invece, per le forme classiche di governo parlamentare, ci si basa su un principio maggioritario, di continuum tra maggioranza e Governo

Capitolo 1. Un problema rilevante che emerge dal primo capitolo del testo è il concetto di Mandato imperativo. Nella nostra costituzione, all’ articolo 67, è presente il divieto di mandato imperativo, principio tipico di tutte le costituzioni liberali. La ratio è dare margini di autonomia ai parlamentari dai propri elettori, in modo da poter svolgere l’attività parlamentare cercando compromessi. Se fosse imperativo, il mandato sarebbe vincolato e le camere non potrebbero lavorare con l’autonomia necessaria. Il problema che sorge dal vincolo di mandato riguarda il rapporto elettori-eletti: se i parlamentari si allontanano dalle idee originarie, gli elettori possono asentirsi non rappresentati. L’unica eccezione al divieto di mandato imperativo si può trovare oggi nel Bundesrat tedesco: vi è vincolo di mandato che proviene dalle decisioni delle giunte regionali. In tutte le altre democrazie liberali non vi è mandato imperativo.

In alcune costituzione moderne possiamo trovare elementi di collisione con tale logica, come ad esempio nella costituzione italiana all’ Art. 49, in cui si afferma che i cittadini possono associarsi in partiti (che hanno la loro proiezione nei gruppi parlamentari) per definire la politica nazionale. Estremizzando la questione, si potrebbe affermare che i due articoli sostengono cose opposte. Quale deve essere la logica prevalente? Nelle democrazie parlamentari odierne segnate dal suffragio universale dovrebbe prevalere, con alcuni limiti, la seconda logica. I nostri parlamenti tendono a funzionare per gruppi, i regolamenti parlamentari sono gruppo-centrici. Viò non significa che sia azzerata la tutela che si ha applicando l’articolo 67: il parlamentare non può essere revocato dalla Camera di appartenenza; non decade dall’assemblea salvo dimissioni.

Possiamo concludere ricordando che ci possono essere casi in cui la disciplina di partito non è vincolante, ma essa nelle democrazie parlamentari è comunque la regola.

Capitolo 2. In questo capitolo troviamo un excursus della storia parlamentare, prendendo a modello il Parlamento inglese. Questo ancora oggi presenta un’anomalia, ovvero è l’unico parlamento in cui le due camere sono ancora distinte per censo. Per vocazione, la camera “alta” ha uno stampo conservatore censitario volto a regolare la camera “bassa” eletta dal popolo. La ragione contro l’immaginazione. Oggi la seconda camera rappresenta, di solito, gli enti territoriali. Il punto di svolta nel sistema inglese si ha nel 1832 con la riforma elettorale, in cui parlamento diventa molto più rappresentativo. È il parlamento da allora ad esprimere il governo e non più il Re. Si viene a creare un continuum tra maggioranza parlamentare e governo che caratterizza le odierne democrazie. La vera separazione dei poteri in una democrazia parlamentare sta nel rapporto tra maggioranza-Governo da un lato, opposizione e minoranze dall’altra. Sulla possibilità di promuovere una mozione di sfiducia per i ministri, uno strumento relativamente moderno, ciò deriva dall’evoluzione dell’impeachment, della responsabilità penale dei ministri, dove però era necessaria la contestazione di un reato al ministro in questione, non necessariamente vero

Capitolo 3. Il capitolo ha come tema l’evoluzione del bicameralismo. In origine, le camere che contavano di più erano quelle aristocratiche per via del peso sociale dei loro rappresentanti. Man mano che il suffragio universale si allarga, la prima Camera diventa quella che pesa di più. Eccetto che in Italia, il rapporto fiduciario è esclusivo della prima Camera.

Le tipologie di relazioni fra le camere sono le seguenti:

1) Fiducia o sfiducia al governo: sono sempre riservate alla camera bassa (con eccezione dell’Italia);

2) Il potere di iniziativa legislativa spetta a entrambi i rami del Parlamento;

3) Le leggi necessitano dell’approvazione di entrambe le camere ma quasi sempre prevale quella col rapporto fiduciario (camera bassa – camera politica);

4) Le leggi di revisione costituzionale sono quasi sempre deliberate con il metodo paritario;

5) Le camere lavorano separatamente senza particolari forme di coordinamento, anche se talvolta è prevista la loro riunione congiunta.

6) La camera bassa può porre in stato d’accusa ministri e capi di stato. La camera alta – meno coinvolta nell’indirizzo politico – può giudicare e condannare.

Capitolo 4. Il primo tema rilevante è quello dei casi di incompatibilità/inelegibilità, presenti nella nostra costituzione all’Art.65. Non è molto semplice fare una distinzione pratica a riguardo. È ineleggibile colui che può falsare il fatto che il consenso sia genuino. Il candidato ineleggibile può candidarsi in una lista elettorale ma non potrà sedere nell’Assemblea. L’incompatibilità serve a preservare la separazione dei poteri. La differenza consiste nel fatto che un candidato ineleggibile non deve essere proclamato, se il candidato è incompatibile deve scegliere. È stata introdotta nell’ordinamento italiano la figura dell’incandidabilità, non prevista formalmente dalla Costituzione: consiste in una sorta di “ineleggibilità rafforzata”, si blocca il candidato depennandolo dalla lista.

Verifica dei poteri: in Italia non si proclama eletto nessuno sulla base dei dati del ministero dell’interno; ci sono delle commissioni elettorali fatte da magistrati. Vi è la corte di cassazione, che determina una proclamazione provvisoria. Infine vi sono le camere, che effettuano una proclamazione definitiva (art. 66). Nelle altre democrazie questo potere è passato in tutto (Francia) o in parte (Germania) sulle Corti costituzionali

I parlamentari, sulla base dei loro compiti, hanno una serie di prerogative che i cittadini comuni non hanno. L’Art. 68 della Costituzione italiana disciplina le immunità parlamentari. In origine, qualsiasi indagine sui parlamentari si bloccava se il magistrato non chiedeva l’autorizzazione alle Camere. La ratio era evitare persecuzioni parlamentari, mantenere l’equilibrio col potere giudiziario e difendeva soprattutto chi stava all’opposizione. Dal 1993, dopo vari abusi, questa garanzia non c’è più. È rimasta l’immunità solo per le opinioni espresse dal parlamentare nell’esercizio delle proprie funzioni su cui però vi possono essere conflitti di attribuzione davanti alla Corte. Solo per gli arresti preventivi (non per quelli definitivi) è necessario il voto dell’aula. All’estero e nel Parlamento Europeo le garanzie per i parlamentari sono più ampie, simili a quelle italiane pre ’93.




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10 ottobre 2017
Spiegazione essenziale del cosiddetto Rosatellum

La proposta di riforma è identica per le due Camere.
L’elettore dà un voto unico che vale per una lista proporzionale bloccata corta in una circoscrizione plurinominale e per un candidato nel collegio uninominale.
Se più liste sono collegate in una coalizione ad un medesimo candidato uninominale e l’elettore vota solo il candidato nel collegio, i voti così espressi sono attribuiti pro quota tra le liste proporzionali secondo le opzioni già espresse dagli altri elettori (ad es. se 9 elettori votano solo il candidato e ci sono due liste collegate, di cui la prima col doppio dei voti della seconda, 6 voti si spalmano sulla prima e 3 sulla seconda). Le coalizioni devono essere omogenee sul piano nazionale.

Nei 232 collegi Camera (225 in 18 regioni, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino Alto Adige) è eletto il candidato che arriva primo. 12 sono eletti come sempre nei collegi esteri. I restanti 386 seggi sono attribuiti con la proporzionale, utilizzando metodo del quoziente: gli sbarramenti sono del 10% per le coalizioni e del 3% per le liste, nonché del 20% regionale (o due collegi vinti) per le liste delle minoranze linguistiche. Al Senato, invece, i collegi sarebbero 116 (109 in 18 regioni, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino Alto Adige). 6 senatori restano eletti all’estero. I restanti 193 sono eletti con la proporzionale: con formula identica a quella illustrata per la Camera.

Che giudizio darne, al netto delle infondate polemiche di costituzionalità (molti che non condividono legittimamente nel merito le soluzioni introdotte cercano con scarsa efficacia argomentativa di trasformarle appunto in accuse di incostituzionalità)?

Dal punto di vista della rappresentanza il sistema sarebbe decisamente migliore perché adotterebbe soluzioni europee (liste bloccate corte e collegi uninominali maggioritari) invece dell’anomalia, Italia sola tra le grandi democrazie, del voto di preferenza.
Dal punto di vista della governabilità, invece, quasi nulla cambierebbe, nel senso che se le opzioni degli elettori restano frammentate, senza una lista o coalizione che superi il 40%, dalle urne non uscirà un vincitore e si dovrà far ricorso alla ricerca di difficili coalizioni post-elettorali con ruolo rilevante della Presidenza della Repubblica. Vi è solo una differenza, nel senso che si inserisce un limitato correttivo maggioritario legato ai collegi, mentre nelle leggi vigenti la disproporzionalità era solo dovuta allo sbarramento e alla soglia del 40%, difficilmente raggiungibile, per accedere al premio Camera.

I problemi relativi alla governabilità sono quindi rinviati inevitabilmente alla prossima legislatura, ma è alquanto dubbio che essi possano essere affrontati efficacemente solo sul piano elettorale e sarebbe del resto di scarsa consolazione notare che problemi analoghi, dovuti alla maggiore debolezza dei partiti, si manifestano anche in altre democrazie consolidate (perfino in Germania). Dal momento che i Governi poggeranno su una supplenza presidenziale, diventata stabile, potrebbe ritornare d’attualità l’idea di mutuare per intero il sistema francese, sia sul piano della forma di governo sia su quello del sistema elettorale.




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10 ottobre 2017
Esercitazione su seduta Senato- 4. Gruppo studenti Fratelli d'Italia

Relazione del gruppo Fratelli d’Italia sulla seduta del Senato della Repubblica di Mercoledì 4 Ottobre 2017, ad oggetto lo scostamento dall’obiettivo dell’equilibrio di bilancio

Voti e giudizi sugli oratori

Sen. Quagliariello, FDI (FL, FEDERAZIONE DELLA LIBERTA’): seppure dal punto di vista oratorio la vivacità non sia molta, la relazione è molto precisa e dettagliata e, seppure molto tecnica, è riuscito a renderla comprensibile anche ai non esperti di economia con un linguaggio semplice. Sottolinea come la manovra venga meno a quello che dovrebbe essere il suo obiettivo principale per il Paese in questo momento, cioè la riduzione del debito, rilevando come il deficit di oggi andrà a costituire il debito di domani, da aggiungersi al già enorme debito accumulato, il tutto a scapito delle generazioni future. VOTO: 7

Sen. Barani, ALA (ALLEANZA LIBERALPOPOLARE-AUTONOMIE): l’intervento si limita a reclamare l’azione positiva svolta dal proprio partito a sostegno degli ultimi Governi per la ripresa economica, ma risulta eccessivamente propagandistico. Tuttavia, è l’unico intervento, insieme a quello del Senatore Fravezzi (Aut), in cui è presente un riferimento ai trattati europei. Nonostante ciò, l’intervento non è particolarmente coinvolgente. VOTO: 6

Sen. D’ambrosio Lettieri, GAL (GRANDI AUTONOMIE E LIBERTA’): l’intervento risulta essere un mero elenco dei fallimenti degli ultimi Governi e dei problemi da questi lasciati irrisolti, limitandosi tuttavia alla denuncia, senza proporre soluzioni credibili. VOTO: 5

Sen. Fravezzi, Aut (Per le Autonomie (SVP-UV-PATT- UPT) - PSI – MAIE) (Südtiroler Volkspartei (SVP), Union Valdôtaine (UV), Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT), Unione per il Trentino (UPT), Partito Socialista Italiano (PSI), Democrazia Solidale (Demo. S) e Movimento Associativo Italiani all'Estero (MAIE)): l’intervento è incentrato sul sottolineare l’importanza della partecipazione al Governo del proprio partito; e la capacità oratoria del Senatore non è tra le migliori. Tuttavia, l’intervento è più oggettivo di quello dell’esponente di AP, in quanto c’è anche l’ammissione che non tutto ciò che si poteva fare è stato fatto per migliorare la situazione economica, e c’è un riferimento ai trattati europei assente in tutti gli altri interventi, eccetto quello del Senatore Barani (ALA). VOTO: 6

Sen. Comaroli, LN (Lega Nord): nonostante il discreto eloquio, l’intervento è molto poco sostanzioso dal punto di vista di proposte e contenuti, ma limitato a propaganda contro il Governo. VOTO: 5

Sen. Guerra, ART. 1 – MDP (Articolo 1 – Movimento dei Democratici e Progressisti): l’intervento è molto preciso e pertinente agli argomenti oggetto della discussione; le motivazioni addotte per la giustificazione dei voti sono ragionevoli e circostanziate. VOTO: 6

Sen. Gualdani, AP (Area Popolare): l’intervento ha scarsa consistenza politica, limitandosi a ricordare che tutti i presunti successi ottenuti dagli ultimi Governi sono merito della partecipazione del partito ai suddetti Governi. VOTO: 6

Sen. De Petris, SI – SEL (Sinistra Italiana – Sinistra, Ecologia e Libertà): seppure dal punto di vista contenutistico l’intervento risulti un polemico contro il Governo, gli argomenti esposti sono molto vari e anche molto concreti; anche il linguaggio utilizzato è molto semplice e diretto. La Senatrice riesce a essere coinvolgente anche con un sapiente utilizzo del tono della voce e della mimica del corpo. VOTO: 6

Sen. Lezzi, M5S (Movimento 5 Stelle): le tesi esposte possono anche risultare non condivisibili dal punto di vista politico, e effettivamente l’intervento ha scarsa consistenza contenutistica ed è più concentrato sull’intento prettamente polemico, attaccando gli ultimi Governi anche con riferimenti a vicende poco limpide che li hanno riguardati, argomenti ben al di fuori dell’oggetto della discussione. Tuttavia, la Senatrice riesce ad essere ironica e irriverente, provocando anche il riso in chi condivide le sue tesi, e l’intervento risulta inconsueto rispetto a quanto ci aspetterebbe in un’Aula parlamentare. VOTO: 5

Sen. Azzollini, FI – PDL (Forza Italia – Popolo della Libertà): pur essendo critico nei confronti del Governo, l’intervento è abbastanza corretto nel riconoscere da un lato i risultati raggiunti dagli ultimi Governi, rispetto a cui il suo partito è all’opposizione, e dall’altro nel criticare, invece, quelle che ritiene le mancanze ad un progetto organico di riforma dello Stato. VOTO: 6

Sen. Tonini, PD (Partito Democratico): da una parte l’intento è quello di vantare i successi ottenuti dai Governi espressione del suo partito; dall’altro quello di attaccare le opposizioni accusandole di irresponsabilità nei confronti del Paese a puro scopo propagandistico in vista dell’imminente campagna elettorale. Il Senatore è quindi bravo a eludere le critiche che sono state apportate al suo partito negli interventi dell’opposizione spostando l’attenzione sulla responsabilità di fronte al Paese in vista del futuro, facendo intendere come il suo partito sia pronto a candidarsi alla guida dell’Italia, avendo un programma affidabile e di lungo termine, a differenza delle forze populiste che votano contro. VOTO: 7

Relazione sulla seduta

Il giorno 4 Ottobre 2017, presso il Senato della Repubblica, si sono svolte due votazioni; la prima ad oggetto lo scostamento dall’obiettivo dell’equilibrio di bilancio, la seconda ad oggetto la nota di aggiornamento al DEF presentata dal Governo al Parlamento.

Nell’annunciare il proprio voto favorevole, gli esponenti dei partiti di maggioranza, i Senatori Barani (ALA), Fravezzi (Aut), Galdani (AP) e Tonini (PD), hanno riportato i successi ottenuti dalla politica economica governativa e hanno accusato gli esponenti dell’opposizione di irresponsabilità verso il Paese, a puro scopo propagandistico in vista dell’imminente campagna elettorale.

Da parte loro, gli esponenti dell’opposizione, nell’annunciare il proprio voto contrario, si sono concentrati ciascuno su un diverso aspetto emerso dalla relazione del Ministro dell’Economia, Padoan. Mentre il Senatore Quagliariello ha analizzato le variabili economiche che sconsiglierebbero di accumulare ulteriore debito, la Senatrice Comaroli (LN) e il Senatore D’Ambrosio Lettieri (GAL) hanno elencato i presunti fallimenti delle politiche economiche degli ultimi Governi e i problemi da questi lasciati irrisolti, e il Senatore Azzollini (FI) ha denunciato l’assenza di un progetto organico e di lungo periodo da parte del Governo. La Senatrice di SI De Petris ha ricordato come il Parlamento per un altro anno voglia derogare al dettato costituzionale, mentre la Senatrice Lezzi (M5S) ha anche fatto riferimento, con notevole ironia, a vicende poco limpide che hanno riguardato gli ultimi Governi.

A sé la posizione di Art. 1 – MDP, il quale, tramite la portavoce Guerra, ha annunciato il proprio voto favorevole allo scostamento dall’obiettivo del pareggio di bilancio, ma il voto contrario alla nota di aggiornamento al DEF, proclamandosi in disaccordo con i progetti governativi riguardo la destinazione delle nuove spese.

Esporrà: Rosario Strabone

Gli studenti:

Fastelli Claudia,

Fuggi Fabiano,

Lomanni Saverio,

Strabone Rosario.




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