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Lezione n. 33

Lezione 33

In apertura di lezione il prof. Ceccanti ha richiamato alcune norme regolamentari importanti per la programmazione dei lavori.

Fondamentale è lo strumento del calendario (art. 24 Regolamento Camera), stabilito dal Presidente. Tale norma viene definita come la più importante di tutto il Regolamento poiché sottolinea CHI è il vero detentore del potere all’interno dell’Aula e quindi “CHI decide COSA si vota e QUANDO”.
Dal 1997 la decisione su ciò che si vota, viene normalmente presa dal Presidente della Camera che solitamente è il Segretario (o comunque un esponente) del secondo partito della maggioranza della Camera, dato che appare difficilmente raggiungibile in Conferenza dei capigruppo il raggiungimento di un consenso a voto ponderato corrispondente ai tre quarti dei deputati.

Anche per il Senato il nucleo più importante del Regolamento è quello relativo alla programmazione dei lavori, di cui si occupa l’Art. 55. Il calendario è predisposto, qualora non si ottenga l’unanimità in conferenza dei capigruppo, dalla maggioranza dell’Aula. Per questo il Presidente del Senato non può essere considerato relativamente alla programmazione una figura forte come il Presidente dalla Camera.

La lezione odierna ha quindi visto l’intervento del dott. Paolo Bonini e ha avuto come tema “Il recepimento semiautomatico delle sentenze della Corte costituzionale in Parlamento.

Il quesito di partenza è la possibile prevalenza di un organo giurisdizionale, quindi del potere giudiziario, sull’organo legislativo per eccellenza, ovvero il Parlamento. Lo schema di studio classico del diritto prevede che il giudice applica la legge al caso concreto e l’attività del Parlamento è l’unica in grado di porre il diritto, politicamente insindacabile.

L’articolo 101, comma 2 della Costituzione italiana prevede infatti che il giudice sia subordinato (soltanto) alla legge. La legge, tuttavia, è un concetto che non coincide con quello di “diritto” in quanto le leggi sono prodotte dal legislatore mentre il diritto ricomprende al suo interno anche altre fonti: la legge, le fonti amministrative e le sentenze dei giudici.

La produzione del diritto si articola in due fasi: una legislativa e una giurisdizionale.

La corte costituzionale può essere considerata un organo giurisdizionale o politico?

Stando alla visione di Kelsen, la Corte era pensata come un organo giurisdizionale; distinguendo tra giurisdizione che applica la ragione pura, e politica che applica la volontà generale, Kelsen la riconduce alla prima. Una corte costituzionale puramente giurisdizionale costituirebbe un problema, poiché così il potere giurisdizionale deciderebbe su questioni politiche. Ci viene in aiuto Schmitt, il quale vedeva il controllo costituzionale come una sorta di ibrido tra giurisdizione e politica, in quanto decide.

La corte costituzionale rischia però di sovrapporsi al Parlamento.

Vezio Crisafulli, a riguardo, sostiene che il legislatore pone, col testo della legge, le disposizioni giuridiche; ciò che è cogente per comportamenti umani non sono le disposizioni in sé ma le norme, ovvero il concetto giuridico desunto dalle disposizioni per mezzo dell’interpretazione giuridica.

Con il passare degli anni, il modo di produzione giuridico non è più basato sulle disposizioni ma sui principi. Per il sistema costituzionale è più utile affidarsi all’interpretazione dei principi, dando spazio sia al giudice che al Parlamento.

Spesso la Corte costituzionale con le sue sentenze indica al legislatore l’opportunità o la necessità di intervenire con una legge. Ma il Parlamento resta inerte, provocando una carenza di copertura costituzionale per alcune situazioni giuridiche. Allora bisogna verificare quali strumenti esistono nell’ordinamento.

Nel nostro Parlamento, l’articolo 108 del Regolamento della Camera e l’articolo 139 del Regolamento del Senato disciplinano il recepimento delle sentenze della Corte costituzionale; una forma semi-automatica, perché comporta l’obbligo dell’analisi delle sentenze in Commissione e non la coercizione del Parlamento ad agire. Tuttavia queste disposizioni restano lettera morta.

In conclusione, il Parlamento deve tenere conto della sentenza della Corte perché considerato un organo ibrido, perché organo sia giurisdizionale che politico e per decidere lui, con una legge, ciò che altrimenti decideranno i giudici comuni al suo posto.

La lezione si è conclusa con alcuni quesiti e osservazioni da parte degli studenti.

Pubblicato il 5/12/2017 alle 0.42 nella rubrica Diario.

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