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Lezione n. 5

4. Le forme di Stato: evoluzione diacronica

I criteri adottabili per distinguere le FdS:

a) Il tipo di rapporto Stato/società civile (che deriva dall'ideologia);

b) La titolarità e l'esercizio (ripartito o accentrato) del potere politico;

c) La derivazione del potere e la sua natura monolitica o pluralistica;

d) Il riconoscimento formale e l'effettività dei diritti di libertà;

e) L'esistenza di una Costituzione e il ruolo effettivamente svolto da essa.

Questi 5 criteri sono utilizzati in quest'ordine per esaminare tutte le FdS seguenti.

Le FdS in senso diacronico:

Col FEUDALESIMO non si ha una FdS, ma

- solo rapporti contrattuali privatistici Re/vassalli (A);

- Non c'è sovranità vera e propria (B);

- C'è un embrione di potere nel feudatario anche se formalmente c'è un ruolo di Papato e Impero (C);

- Non ci sono diritti, ma solo privilegi per consuetudine o per patto (D);

- Non c'è una vera e propria Costituzione, ma solo alcuni limiti legati al diritto di natura e ai patti (E).

I. La prima FdS è lo STATO ASSOLUTO, con la nascita degli Stati nazionali.

- C'è uno sviluppo del capitalismo mercantile e manifatturiero e nasce uno Stato-apparato anche per riscuotere le tasse (A);

- La Sovranità appartiene alla Corona, al re si impongono le leggi di successione per il resto è legibus solutus (quod principi placuit legem habet vigorem) (B);

- Il potere è accentrato nel Monarca (legislativo, esecutivo e giudiziario), ma vi sono anche autonomie locali; si ritiene che il Re abbia origine divina (C);

- Non ci sono neanche qui diritti, ma pretese privatistico-patrimoniali basate su forza economico-sociale (D);

- Non c'è Costituzione, ma solo vincoli al Re per leggi di successione e diritto naturale (E).

In Inghilterra, tuttavia, grazie al raccordo tra aristocrazia e borghesia costituito dalla aristocrazia rurale e per privilegi feudali, la monarchia è solo limitatamente assoluta, a differenza del Continente e soprattutto della Francia (scontro borghesia imprenditiva/rendite parassitarie dei nobili).

II. La seconda FdS è STATO LIBERALE (liberale-legislativo-oligarchico), che succede a Stato assoluto, caduto per eccesso di costi finanziari e per ascesa borghesia, senza traumi in Gb e Usa, con frattura in Francia, con genesi dall'alto in Italia e Germania.

- Netta separazione pubblico/privato e Stato "gendarme", attento a assicurare proprietà (A);

- Sovranità alla Nazione (identificata nella classe borghese) che si fa valere tramite lo Stato (versione Ita e Germ) o il parlamento (assolutismo parlamentare Fra, temperato Gb) (B). Separazione esecutivo/legislativo più radicale all'inizio, temperata dopo conquista Governo da parte di borghesia) e più lenta autonomia del giudiziario (più facile in Gb e Usa, più condizionato altrove da esecutivo per organizzazione e da legislativo per contenuti);

- Principio della rappresentanza tramite elezione e divieto di mandato imperativo in Stato monoclasse (C);

- Diritti civili come libertà negative, a cominciare dal diritto di proprietà; gli altri diritti hanno sorti diverse, più tutelati in Gb, subordinati allo Stato in Ita e Germ (intesi come auto-limitazioni dello Stato) (D);

- Costituzione flessibile e quindi Stato legislativo, Stato di diritto (vincoli più forti in Gb, in Europa continentale la legge difende dall'arbitrio dell'amministrazione, ma non da quello del parlamento medesimo) (E).

Dalla crisi dello Stato liberale si è usciti in tre modi:

- con un graduale perfezionamento della democrazia in termini di espansione del suffragio e con nuovi diritti e prestazioni specifiche da parte dello Stato (Stato sociale),

- o con due diversi esiti non democratici, uno di destra (Stato autoritario/fascista) e uno di sinistra (Stato socialista/sovietico e derivati).

III. Lo STATO SOCIALE

- Interventista in economia per limitare concentrazioni, economia mista (A);

- Sovranità popolare con limiti, distinzione maggioranza/opposizione (B);

- Stato pluriclasse e affievolimento del divieto di mandato imperativo con ascesa dei partiti e ruolo degli elettori come decisori sul Governo (C);

- Diritti politici e sociali, uguaglianza delle posizioni di partenza (D);

- Stato costituzionale con limiti procedurali e di contenuto affidati soprattutto alle Corti costituzionali (Inghilterra esclusa) (E).

In anni recenti crisi economico-sociale dello Stato sociale (assistenzialismo) e risposte politiche diverse per "quadrare il cerchio" (Dahrendorf) tra crescita economica, libertà civili e politiche, coesione sociale. Governi di centro-destra: sacrificata spesso coesione sociale in favore della crescita economica. Governi di centro-sinistra: sacrificata spesso crescita economica per privilegiare coesione sociale. Crisi politica: difficoltà dei partiti di massa, soprattutto dove impegnati in formule consociative. Crisi giuridico-costituzionale legata a crisi dello Stato nazionale. Tuttavia le risposte alla crisi possono essere trovate dentro i principi dello Stato sociale.

IV. Lo STATO AUTORITARIO (Stati fascisti)

Basato sulla piccola borghesia e su desiderio di ordine. Diversità interne: nel fascismo persistono spazi relativamente autonomi (Chiesa cattolica, Corona, ecc.) e il ruolo del partito unico è subordinato allo Stato, mentre in Germania c'è una vera mobilitazione attiva delle masse, un ruolo in questo ben più incisivo del partito. Di conseguenza il nazismo giunge ai livelli di un vero Stato totalitario, mentre il fascismo non riesce ad arrivare a tale stadio in modo compiuto.

- Separazione Stato/società attenuata e interventi assistenziali (A);

- Sovranità nazionale (ideologia ultra-nazionalista) e concentrazione poteri nel vertice del Governo (B);

- Rappresentanza corporativa e anti-pluralistica (C);

- Negazione dei diritti (D);

- Erosione progressiva della Costituzione (E).

V. Lo STATO SOCIALISTA (sovietico e derivati)

Ascesa dopo rivoluzione russa del 1917 e declino con 1989. Restano Cina e Stati minori dell'Asia, oltre a Cuba.

- Superamento proprietà privata e collettivismo, affermazione di un ceto burocratico fino al massimo di totalitarismo con Stalin (A);

- Rifiuto separazione poteri e affermazione del principio dell'unità del potere statale con primato formale dei parlamenti e sostanziale dei vertici monocratici del parlamento e del partito (B);

- Mandato imperativo, elezioni non competitive e monopolio dei partiti comunisti (o unici o con satelliti), basati sul centralismo democratico (C);

- Riconoscimento formale dei diritti, soprattutto economico-sociali, ma dentro vincolo ideologico di "legalità socialista" che conduce a loro negazione (D);

- All'inizio Costituzioni-bilancio (tappe realizzate verso il socialismo) poi Costituzioni-programma cariche di enunciati ideologici, mancanza di vera rigidità (ratifica delle decisioni di partito) e di controllo di costituzionalità (E).

Dopo tentata riforma interna di Gorbaciov (post 1985) adozione di modelli analoghi a quelli occidentali, ma con esiti diversi: migliori in area centro-europea, peggiori nei Balcani e negli Stati ex-Urss (semi-democrazie). Apertura parziale a forme di economia di mercato negli Stato socialisti residui, ma senza intaccare monopolio del partito unico o dominante.

VI. STATI IN VIA DI SVILUPPO

Per gli Stati in via di sviluppo (categoria residuale) tre elementi comuni (colonizzazione, sottosviluppo, identità nazionale debole) e quattro cicli: adozione modello liberal-democratico della madrepatria con fallimenti, esiti autoritari e militari, spesso ulteriore evoluzione verso socialismo (o filo-sovietico o in senso meno ideologizzato con lo Stato come leva per lo sviluppo), nuovo trend democratico post-1989 con esiti diversi (migliori in Sudafrica).

In alcuni casi si è avuto però anche un esito tradizionalista con un ruolo alquanto pervasivo della religione (Iran). Incerti gli esiti, specie a causa del rapporto tra sfera politica, ruolo della religione (e talora anche rispetto a istituzioni militari) delle transizioni più recenti nel Nordafrica.

Transizioni costituzionali

Bisogna tener presente che le transizioni costituzionali sono un genere con varie specie.

Si possono avere sia transizioni complessive della forma di Stato da una forma non democratica (autoritaria o socialista) ad una democratica avvenuto come nella Terza Ondata, oppure viceversa (come accaduto negli anni ’20 e ’30), ma anche transizioni dentro la forma democratica da un sistema ad un altro, ad esempio in Francia tra Quarta e Quinta Repubblica da una forma parlamentare-asssembleare ad una semi-presidenziale (o, comunque, a supremazia presidenziale).

Per questo tipo ulteriore di transizione si rinvia per i contenuti alla parte sulle forme di governo e per la procedura al testo della legge costituzionale del 3 giugno1958:

http://ospitiweb.indire.it/costituzione/estero/francia.htm#deroga

VII. L’Unione europea parziale risposta alla crisi dello Stato

Per far fronte alla crisi dello Stato sul nostro continente si è sviluppata l’originale esperienza dell’Unione europea, secondo un processo simile a quello degli stati federali, ma ancora insufficiente per ciò che concerne controlli e legittimazione.

L'Unione Europea si colloca a cavallo tra le categorie di Confederazione e di Stato Federale.

Della prima ha la genesi (trattati internazionali) e un elemento strutturale (la centralità dei meccanismi di concertazione tra i Governi, che si esprimono nel rilievo decisivo del Consiglio dei ministri per la produzione normativa e in quello del Consiglio europeo dei capi di Governo). Sedi in cui si vota per le questioni più importanti con ampie maggioranze qualificate e, in qualche caso, all'unanimità.

Della Federazione ha però 3 elementi: il carattere direttamente vincolante del diritto comunitario per i cittadini nelle materie di propria competenza, il rafforzamento pur relativo dei poteri del Parlamento, giunto a condizionare in modo significativo la Commissione (i cui membri sono però scelti dai Governi nazionali) e la presenza di una Corte di Giustizia competente a statuire sulle violazioni dei Trattati da parte degli Stati membri.

Col Trattato di Lisbona ci sono state varie novità: elenchi precisi di competenze esclusive e concorrenti; aumento, pur timido, dell’area delle decisioni a maggioranza; inclusione della Carta dei diritti di Nizza, giustiziabile dalla Corte di giustizia; superamento della Presidenza semestrale del Consiglio in favore di una di due anni e mezzo; rafforzamento, pur timido, del Presidente della Commissione sui commissari; più forte legame tra Commissione e Parlamento. Con le elezioni europee abbiamo assistito la novità delle indicazioni preventive delle varie famiglie politiche per la guida della Commissione europea, a cui avrebbe dovuto poi coerentemente seguire una maggiore valorizzazione istituzionale di tale ruolo nella logica una più ampia parlamentarizzazione e federalizzazione. In assenza di tale sviluppo, con un ritorno a logiche prevalentemente intergovernative, il progetto europeo è entrato obiettivamente in crisi

Pubblicato il 13/3/2018 alle 20.2 nella rubrica Diario.

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